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Andrea Pazienza e altri dettagli

Mi sveglio e penso alla parola Frugale. Ha il sapore di qualcosa che sfugge, di qualcosa che si dice in due battute, frug-ale. Invece significa sobrio, misurato.
Di seguito mi viene in mente Andrea Pazienza, il libro Pompeo, letto in un'adolescenza che mi soffiava sul collo, senza che oggi io lo veda  riposto nei ripiani della libreria. Non c'è un nesso tra il significato di Frugale e l'artista ma ci sarebbe se il suono della pronuncia prendesse il sopravvento sull'etimologia del termine. Dire Frugale come dire Fruscio. Mi capita questa cosa qui con le parole. Ne ignoro momentaneamente il significato e lo associo a qualcosa che potrebbe essere ma non è. Frugale associato ad Andrea Pazienza è un'eresia, come dire che il sapore del riso bollito ricorda il cioccolato. Insomma, una cosa contorta detta a caso.
Come quando una definizione surclassa un'idea, come quando quel ragazzo sul treno ha detto Si Andrea Pazienza è quel fumettista che si drogava, e io sbuffavo…
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A mani alzate

Tuttavia se si potesse esprimere nello stesso momento due desideri contemporaneamente, aprire le mani e abbracciare tutti quanti, sorprendersi felici ed  essere attenti quando accade, per assaporare meglio ciò di cui poi, inevitabilmente, avremo nostalgia.

Tuttavia, se si volesse, sarebbe bello avere smarrimento e insieme stupore, raddrizzarsi con la schiena appoggiata al divano, sorridere, essere grido ed essere silenzio, raccogliere le ciliegie che nascono a due a due e appenderle vicino ai lobi come fossero orecchini. Tornare bambini, avere graffi e lividi blu sulle gambe, usare le braccia per appendersi ai rami di un albero, scivolare sull'erba e giocare a nascondino sotto le braccia del salice in fondo al prato.

Cosa succede se ci si riscopre, nonostante tutto, a sperare di riavere la libertà che avevi prestato, per tutto il tempo in cui i cuori sono stati vicini, sperare di avere credito e di avere ancora parole da dire, senza versare la malinconia in lacrime che odorano de…

Quaranta anzi Quarantuno

Ho quarant'anni, di quei quaranta che sono quarantuno nell'anno dei quarantadue. Ho le rughe, i capelli bianchi si nascondono in mezzo a ricci corti. Non mi sento bella, quasi mai, ma forse di più di quanto mi sentissi a vent'anni, con l'eye liner spalmato a lato degli occhi, di una riga perfetta.
La maturità, allo specchio, ha la forma esemplare delle cose migliori che tu possa essere, come tirare fuori il meglio dal meglio e il meglio, comunque, dal peggio.
La vita, a tratti, non è cambiata molto da prima che essa stessa accadesse, ho perso le meches, partecipo alle riunioni scolastiche come rappresentante con molta meno enfasi, ho perso l'abitudine di comprare un paio di scarpe una volta al mese.
E' solo una questione di responsabilità e di strade con bivi scelti a istinto.

La vita di prima, come la ricordo io, non ha traccia di Facebook, di telefoni che non fossero quelli sporchi delle cabine a gettoni, ha le sembianze di estate e di un motorino bianco, di…

Da parte a parte

Siamo a parte.
Mi soffermo e ci penso.
Mi sento a parte ogni volta che sto bene.

Il nostro noi è a parte.
Siamo un gruppo a parte.
Io sono a parte.

Come una scatola nascosta a parte.
Una vita fatta a parte.
Una strada percorsa a parte.

Di notte vago per la casa con una coperta sulle spalle. Abbasso il volume del televisore al minimo, guardo film vecchi, alcuni in bianco e nero, osservo il labiale degli attori stranieri e controllo che la mimica facciale sia corretta per la traduzione.
Il silenzio comprime i pensieri.
Ho trovato una foto di quando io e i miei cugini eravamo dei bambini, al mare. Tutti sfocati, in posa. arrampicati su un pedalò, il cielo nuvoloso dietro le spalle.
C'era quella immobilità forzata.
C'era un giorno di fine estate.
C'era quello che non sapevamo.

A parte, con le gambe a penzoloni, tra le grate del balcone, nella casa al primo piano della nonna, le macchine che passavano senza rallentare, i ragazzini che sfrecciavano con le bici sfiorando le canc…

Fiato per Fiato

Le parole che non trovo più hanno la distanza di centocinquantaquattro giorni e tremilaseicentonovantasei ore.Tutte d'un fiato.

Le parole che non ho più hanno le sembianze di una schiena nuda, di mani senza smalto, di piedi freddi dentro le scarpe, di pelle liscia senza nei.

Le parole che non ho più sono come le sigarette accese con il vento.

Sono la mia voce stridula quando urlo una canzone, senza ritmo né intonazione.

Le parole che non trovo sono nel cassetto dei vestiti di mia nonna, nel cellophane trasparente, conservati come se avesse ancora le mani sulla mia testa.

Sono nella pioggia fine di ottobre, nelle scarpe da calcio sporche di terra vicino ad un pallone, nella luce fioca del mattino, nelle castagne cadute senza riccio.

Le parole che non trovo sono dure come il cemento di mio padre, nel giardino di casa. Sono grette come un complimento. Sono piene di lacrime amare e sorrisi trattenuti.

Sono nelle ultime file dei pullman di linea, sono nell'intervallo al cinema e a…

Le Affinità Elettive

A volte le persone si sfiorano.
Non con le mani e la pelle.
Con la mente.
Un filo indissolubile nel giorno e nella notte.

Le Affinità Elettive, è un libro di Goethe.
Il titolo deriva dall'affinità chimica, la tendenza di alcuni elementi a legarsi con alcune sostanze a scapito di altre.
L'ho riletto perchè nel frattempo ho visto il film.
E' di nuovo un'altra cosa.
Ne sono felice.

Adoro Carlotta e il Capitano. Un po' fermi, un po' indecisi, attratti in mezzo al niente da questa Affinità Elettiva, che compare e non scompare più. Fino al bacio quando oltrepassano la resa, le proibizioni, oltre le regole, le idee di giusto e sbagliato. Come due elementi chimici che incontrandosi si uniscono  e si influenzano reciprocamente. Tutti i corpi naturali  hanno un'unità di base che si relaziona con i propri simili, non entrando mai in interazione con i propri dissimili.

"Come l'acqua si mescola con il vino, ma non con l'olio, anche noi umani ci comportiamo i…