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Quaranta anzi Quarantuno

Ho quarant'anni, di quei quaranta che sono quarantuno nell'anno dei quarantadue. Ho le rughe, i capelli bianchi si nascondono in mezzo a ricci corti. Non mi sento bella, quasi mai, ma forse di più di quanto mi sentissi a vent'anni, con l'eye liner spalmato a lato degli occhi, di una riga perfetta.
La maturità, allo specchio, ha la forma esemplare delle cose migliori che tu possa essere, come tirare fuori il meglio dal meglio e il meglio, comunque, dal peggio.
La vita, a tratti, non è cambiata molto da prima che essa stessa accadesse, ho perso le meches, partecipo alle riunioni scolastiche come rappresentante con molta meno enfasi, ho perso l'abitudine di comprare un paio di scarpe una volta al mese.
E' solo una questione di responsabilità e di strade con bivi scelti a istinto.

La vita di prima, come la ricordo io, non ha traccia di Facebook, di telefoni che non fossero quelli sporchi delle cabine a gettoni, ha le sembianze di estate e di un motorino bianco, di…
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Da parte a parte

Siamo a parte.
Mi soffermo e ci penso.
Mi sento a parte ogni volta che sto bene.

Il nostro noi è a parte.
Siamo un gruppo a parte.
Io sono a parte.

Come una scatola nascosta a parte.
Una vita fatta a parte.
Una strada percorsa a parte.

Di notte vago per la casa con una coperta sulle spalle. Abbasso il volume del televisore al minimo, guardo film vecchi, alcuni in bianco e nero, osservo il labiale degli attori stranieri e controllo che la mimica facciale sia corretta per la traduzione.
Il silenzio comprime i pensieri.
Ho trovato una foto di quando io e i miei cugini eravamo dei bambini, al mare. Tutti sfocati, in posa. arrampicati su un pedalò, il cielo nuvoloso dietro le spalle.
C'era quella immobilità forzata.
C'era un giorno di fine estate.
C'era quello che non sapevamo.

A parte, con le gambe a penzoloni, tra le grate del balcone, nella casa al primo piano della nonna, le macchine che passavano senza rallentare, i ragazzini che sfrecciavano con le bici sfiorando le canc…

Fiato per Fiato

Le parole che non trovo più hanno la distanza di centocinquantaquattro giorni e tremilaseicentonovantasei ore.Tutte d'un fiato.

Le parole che non ho più hanno le sembianze di una schiena nuda, di mani senza smalto, di piedi freddi dentro le scarpe, di pelle liscia senza nei.

Le parole che non ho più sono come le sigarette accese con il vento.

Sono la mia voce stridula quando urlo una canzone, senza ritmo né intonazione.

Le parole che non trovo sono nel cassetto dei vestiti di mia nonna, nel cellophane trasparente, conservati come se avesse ancora le mani sulla mia testa.

Sono nella pioggia fine di ottobre, nelle scarpe da calcio sporche di terra vicino ad un pallone, nella luce fioca del mattino, nelle castagne cadute senza riccio.

Le parole che non trovo sono dure come il cemento di mio padre, nel giardino di casa. Sono grette come un complimento. Sono piene di lacrime amare e sorrisi trattenuti.

Sono nelle ultime file dei pullman di linea, sono nell'intervallo al cinema e a…

Le Affinità Elettive

A volte le persone si sfiorano.
Non con le mani e la pelle.
Con la mente.
Un filo indissolubile nel giorno e nella notte.

Le Affinità Elettive, è un libro di Goethe.
Il titolo deriva dall'affinità chimica, la tendenza di alcuni elementi a legarsi con alcune sostanze a scapito di altre.
L'ho riletto perchè nel frattempo ho visto il film.
E' di nuovo un'altra cosa.
Ne sono felice.

Adoro Carlotta e il Capitano. Un po' fermi, un po' indecisi, attratti in mezzo al niente da questa Affinità Elettiva, che compare e non scompare più. Fino al bacio quando oltrepassano la resa, le proibizioni, oltre le regole, le idee di giusto e sbagliato. Come due elementi chimici che incontrandosi si uniscono  e si influenzano reciprocamente. Tutti i corpi naturali  hanno un'unità di base che si relaziona con i propri simili, non entrando mai in interazione con i propri dissimili.

"Come l'acqua si mescola con il vino, ma non con l'olio, anche noi umani ci comportiamo i…

Senza Sangue Uguale

E' stata quella volta che siamo andate io e te a mangiare il sushi. Era estate. Avevamo i tacchi alti e il sole sul viso e sulle spalle. E' stata quella volta - dicevo - che ho pensato che essere sorelle non fosse necessariamente una questione di sangue.
Quel sangue che non si vede mai ma si sente.
Il sangue che scorre veloce e che puoi sentire come il mare in una conchiglia gigante attaccata alle orecchie.

Che faccio, lo mando? - mi dicevi, ridendo.
Si. - rispondevo, sorseggiando il vino dal calice trasparente.

Tutte le volte che il mondo cambia per te, io ci sono stata, quindi sì.

Pensavo.

Mandalo.

E' stata quella volta che siamo andate io e te a mangiare il sushi. Era estate. Avevamo i capelli un po' più lunghi, il cellulare vicino al bicchiere e ridevamo delle cose che capitano di solito quando i piedi ticchettavano veloci sui bolognini.

I tacchi si rovinano.

Anche la pelle al sole. E io sono chiara.

E' stata quella volta che ho pensato, sì, siamo sorelle.

Che…

Non è perfetto

Quando penso ci possa essere la possibilità di stare accecati al sole, in inverno e in estate, ad aspettare che il mondo passi, che la vita passi, che passino pure le incazzature, che passi tutto quello che deve passare, mi viene un groppo in gola.
Sto perdendo tempo.

Torna persino il Bianconiglio di Alice.
E' tardi.
E' tardi.
E' tardi.

Sbrigati che la vita passa.
E devi finire quello che hai iniziato.
Una promessa è una promessa.

Succede sempre così.
Ti addormenti qualche minuto prima di quello che vorresti e ti svegli con il collo storto, i capelli strofinati e una ruga in più.

Si, lo so.

Mi darei un abbraccio.

E' morto un ragazzo, da queste parti, qualche giorno fa.
Aveva un anno più di me.
L'ultima volta che l'ho visto era estate, mi aveva detto ciao con la sua bimba sulle spalle.
Rideva.
Ho pensato fosse bello.
Bello come quando aveva vent'anni e i capelli un po' più lunghi.
Bello come l'estate passata e il caldo sulla pelle.
Bello perché rideva c…