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Visualizzazione dei post da Settembre, 2014

Sibille

Non c'è una spiegazione a tutto e questa cosa mi fa impazzire, però ne sono affascinata. Come le domande a bruciapelo. Come le cose che sai già non cambieranno mai, né con il passare del tempo, né con gli angoli smussati, né con i tessuti che cadono, le rughe e tutto il resto. Mi fa impazzire anche questa cosa di saperlo già, prima ancora di viverlo, mi fa impazzire il fatto di leggerlo, di avere delle sensazioni che sono già scritte.
E' un po' come sapere di essere al sicuro, di avere un luogo o una persona che, comunque vada, ti farà sentire sempre al posto giusto. Con i giusti momenti, la giusta pelle, il giusto sorriso e le giuste parole. Se ci penso non ho più paura di niente, non ho più paura di cadere, di saltare, di appoggiare le ginocchia sulle panche di legno della chiesa (quelle oltre ad essere dure ti fanno abbassare la linea degli occhi e ti fanno sentire più piccola in mezzo a tutto quel silenzio).

C'è stato un periodo della mia vita in cui leggevo spesso…

Quello che non si dice quasi mai

Quello che a volte non si dice è quanto sia difficile scendere dal letto, mettere i piedi sul pavimento senza cadere, dirigersi verso il bagno e svolgere le azioni di tutti i giorni.
Cose identiche. Cose che si susseguono. Una certa monotonia nella vita che si incatena e ti incatena. Poi il lavoro. Poi le cose. Poi le persone.
E si ride, si parla, si fanno tutte quelle cose per cui è facile dire, che quando la giornata finisce, la stanchezza sovrasta la testa, il corpo e tutto il resto.
Quello che a volte non si dice è quanto sia difficile dire tutto al momento giusto, con i tempi corretti e i modi adeguati. E respirare tra una parola e l'altra. Prendere tutto quell'ossigeno per il cuore, per il sangue, quello che scorre nelle vene e arriva fino al cervello.
E nella notte, quella vera, spalancare la finestra, prendere ossigeno anche da lì, sobbalzare ad un incubo, riscoprire la canottiera nera girata tutta intorno alla vita. Il buio come una guerra. Un bambino che urla improv…

A settembre

Impeto

E' il giorno dopo. Il giorno dopo tutto. Il giorno che paga gli occhi mentre il cielo stamattina arriva in ritardo.
Ho pensato ad una cosa che non esiste, ho pensato ad un'immagine se dovessi scrivere un inizio.
D'impeto.
E' qui. Lo fermo.

"Lei è quella che ride, appoggiata alla macchina, il vestito nero. La sigaretta schiacciata sotto il tacco non brucia più. Non brucia più nulla, solo l'attesa, di lui.
In lontananza una macchina arriva lenta, quando lui scende, lei sorride e abbassa la testa, lo guarda. E gli occhi, si vedono quasi fosse la prima volta.
Si avvicina, la mano sul viso, sulle sopracciglia, quasi a delinearne la curva.
Un braccio sulla spalla, poi anche l'altro, ancora le labbra sulla maglietta per assaggiarne l'odore.
E' un abbraccio.
Di quelli che non finiscono per essere scostati.
Rimangono immobili.
Un attimo.
Rubano il sapore della pelle."

Poche righe.
Niente di più.