Passa ai contenuti principali

Post

Visualizzazione dei post da 2015

Il momento di niente

Se Dio mi avesse dato la vocazione medica sarei stata un'anestesista.

Il dolore. Il nulla. Il risveglio.

E dire che anni e anni fa ebbe un un grande successo la Mandragola, mentre i sumeri stringevano con un laccio la parte da anestetizzare fino a perdere la sensibilità. I marinai che dovevano subire un intervento durante la navigazione usavano l'alcool insieme ad un sigaro nell'ano sperando che lo shock da nicotina rendesse anche insensibili al dolore. Poi, finalmente, arrivò Wells  che a metà del diciannovesimo secolo, utilizzò il protossido di azoto per l'estrazione di un dente del giudizio.

Pensavo a tutto questo mentre il culo e il resto del mio corpo nudo erano schiacciati contro le lenzuola ruvide di una barella che correva da un piano ad un altro.

- Tieni dentro le mani, non farle sporgere perché ogni tanto dalle porte non si passa. Non vorrei ti venissero schiacciate.

Risposi con un cenno della testa.

Delle mie mani, in realtà, non mi importava niente.

- Se l…

Radici

Qualcuno diceva voglio tornare a casa, sottovoce o con un filo, di voce e terra. Come se l'odore delle zolle fosse uguale al profumo di zenzero e cannella. Qualcuno diceva che casa non è da definirsi necessariamente in quattro mura. Forse i mattoni si trovano anche su una macchina, su una panchina, davanti ad un lago finto, in autostrada. Forse casa è un profumo, un momento, uno stato, la possibilità di allungare la mano e farsela scaldare.
O forse no.
Forse quel qualcuno si sbaglia.
Forse quello che si voleva dire si avvicinava molto alla neve, al suo profumo, a quello che si prova quando le scarpe affondano e i bambini sono felici.

Facevo i pupazzi di neve. Il naso con la carota e gli occhi con i bottoni, in testa il secchiello dell'estate girato all'insù. Infilavo i calzoni nei Moon Boot che se non erano blu forse erano rossi, schiacciavo la neve fino a farla diventare piatta e guardavo la slitta di legno scivolare da una parte all'altra del giardino.
Quanti moment…

Ore Confinanti

Ci sono centosessantotto ore in una settimana. Seicentosettanta e poco più in un mese. La solitudine a volte pesa meno.

Ho pensato ci dovesse sempre essere un confine, qualcosa di invalicabile.

Il confine è una linea, dritta e marcata. L'assurda integrità di quella linea mi annienta, forse perché oltre, io sono tutto.

Oggi sono monca.
E  scavata.
Monca come un soldato ferito in guerra.
Scavata come una buca in riva al mare.

Non perderò mai ciò che amo - pensavo.

Invece ho avuto paura.

Quelle che noi chiamiamo certezze, quelle solide ancore che ci bloccano i piedi, ad un tratto affondano e per decidere se galleggiare a peso morto o toccare il fondo e saltare su, occorre solamente un attimo, un momento preciso di lucidità.

Se cammino sulla destra della linea gialla, se cammino entro i paletti, non corro il rischio di farmi prendere da una macchina in corsa o da una moto in bilico sulla propria fune. Il privilegio di non parlare è qualcosa che non avevo calcolato. La mia testa è colm…

Quello che hai amato

Domenica, fuori il cielo è grigio, forse piove.
Alle 6.50 mi alzo. La prima pagina alle 6.54. Poi un racconto dietro l'altro. Se non respirate e la vostra casa vi lascia in silenzio, potete finire e fare vostro questo libro in qualche ora. 
Ogni pagina crea una dipendenza emotiva stabile. E si, il nesso di tutte queste storie è l'amore, le passioni che trapelano naturalmente, in una strada, in una città, in un momento.
Questo è un libro di persone prime, di persone che hanno deciso di raccontare la propria vita da un'angolazione privilegiata.
Come dice Violetta nell'introduzione,  scrivere in prima persona  è comunque una forma di liberazione. Non sono gli altri a parlare di te; sei tu a raccontare te stessa, qui e ora, in base a quello che hai fatto, ricevuto e assorbito. Sei tu a decidere che cosa è importante sapere sul tuo conto.
Quello che hai amato è un grande regalo, la possibilità di ritrovare un pezzo di noi, la possibilità di riconoscere una parte della nostra…

Dieci il Dieci

Poi alla fine sono dieci. Anni. Il giorno dieci. Il mese è solo il nove. Io mi ritrovo a pensare che in fondo mica me ne sono accorta di tutto questo tempo che se ne è andato. Solo se guardo i filmini. Solo se guardo le foto. Solo se guardo le mie bellissime scarpe dorate di Guido Pasquali.

Ho indossato un abito che non era bianco. Ho scelto un fiore solo, rosso. Ho scelto una chiesa in campagna e ho chiesto con il naso in su che tutto andasse per il verso giusto.

Io e la religione non abbiamo un rapporto fantastico. Io, Dio e gli angeli invece abbiamo un punto d'incontro, sono fermamente convinta che a loro non importi quante volte non ho dato importanza alle imposizioni ecclesiastiche. E si, molte cose le ho dimenticate. Non conosco l'importanza dei sacramenti, le preghiere che conosco si avvicinano al numero tre, non amo le messe.
Non ricordo il giorno della mia comunione,  il giorno della cresima indossavo un vestito terribile ma griffato da una di quelle firme per bambini…

La valigia e la sabbia

La Calabria sembra non finire più, ma quando finisce si vede il mare.

Lo diceva sempre mio padre quando partivamo per raggiungere l'altra parte dell'Italia, con l'Opel Kadett E blu elettrico, senza aria condizionata. Erano gli anni 80 di Cabrini il bello e Rossi il goleador. Si partiva di notte con i finestrini abbassati, l'aria che arrivava sui sedili posteriori come uno spiffero. Io e mio fratello con i piedi nudi appoggiati ai finestrini per sentire fresco, le teste contro, appoggiate al sedile, le vibrazioni del cambio marcia nelle orecchie.
Io odiavo l'odore dei camion, i gas di scarico che uscivano nella corsia di sorpasso con una nuvola nera, trattenevo il fiato per cinque secondi e ricominciavo a respirare.
Poi il mare arrivava veramente. Aprivo gli occhi assonnata e me lo trovavo davanti, luccicante, con le sfumature  che passavano dal verde al blu in un solo attimo. E il profumo. La salsedine che faceva sparire persino il sudore delle magliette appiccicat…

Le tre felicità (di ieri, di oggi e forse domani)

Le cose felici non si raccontano mai.

Forse ogni tanto, ma solo ogni tanto. Forse una o due, magari tre.
Una volta ho ricordato, ad alta voce, una citazione di qualcuno di cui non ricordo il nome. Diceva così:
"Il fascino è bellezza aromatizzata"
Ecco. E' ancora così. 
- Così come? - Così come vuoi che sia.
Questa è una cosa felice, la prima.
Ieri sono arrivata all'età che mi spaventa. Un'amica mi dice che non è poi così male, che è un buon modo per guardarsi allo specchio sentendosi completa.
- Sei amata. - Si. - Lo sai, vero? - Si. - E' la cosa più importante della vita. - Amare ed essere amata. - Si. - Le due cose, sole e distinte, in una vita, non bastano. - A volte ho paura. - Lo so.
Anche questa è una cosa felice, la seconda.
Le persone si superano. C'è chi scrive un biglietto anche se fa male la mano. C'è chi manda un messaggio. C'è chi trova un minuto. C'è chi non pensa solo a se stesso. C'è chi lo fa e se ne frega. C'è chi a v…

Luz

Ci sono delle parole che non conosco, che scopro e ogni tanto perdo per poi ritrovare improvvisamente, chiedendomi da quale strana zona del mio cervello derivi.

La parola che riemerge dalla penombra, questa mattina alle 5.45, è Luz. La individuo qualche tempo fa divorando Che tu sia per me il coltello per poi restarne priva mentre la lettura scorre insaziabile.
E' una parola che ha un'origine aramaica, viene utilizzata sia nella lingua ebraica che in quella araba. Ha due significati più o meno simili, per i primi è il mandorlo, albero e frutto, per i secondi è il nocciolo vitale che permette alla pianta di crescere. Ma la cosa che mi ha incuriosita è che per i profeti ebrei è la scintilla della vita che risiede nell'osso sacro, ha una forma triangolare, si trova tra la terza vertebra lombare e il coccige. Si crede sia inceneribile e indistruttibile. Eterna. Resistente a tutto, persino alla vita, al tempo, al fuoco, all'usura, ai dolori. E' ciò che permette la reinc…

La Pianura nella Buca

E' stata una giornata così. Veloce, calda, senza respiro. Per chi abita qui, in questa Pianura nella buca [Francy, lo so, se mi stai leggendo alzerai gli occhi al cielo e riderai], vuole dire solo tre cose: afa, i vestiti che si appiccicano ovunque ci sia pelle (anche dove la pelle non c'è) e  le zanzare.

Dicevano che stamattina avrebbe piovuto e invece no.

Poi alle 21 è anche saltata la corrente. Tutto è stato buio nel giro di qualche minuto. Sono scesa in giardino a spalmare Autan e il repellente alla citronella. Colpa di questa Pianura, di questa buca e dell'aria che manca.

Con le torce in  mano ho cercato i mostri dietro la casa, ho camminato a piedi nudi sull'erba senza sapere dove li avrei appoggiati, mi sono concessa un ghiacciolo bianco, ho fatto le ombre sul muro.
Ho aspettato che la luce tornasse sdraiata su una sedia reclinabile.
Macchè.
Ieri le stelle non c'erano, coperte e imbottite di nuvole grigie.
E intanto ancora il caldo, niente aria e le cicale.

Abbiamo le Prove - La forchetta nella tempia

Oggi su Abbiamo le Prove c'è un mio racconto. Sono felice come fosse la prima volta o forse di più, sono felice come un bambino la mattina di Natale, come usare il motorino a 15 anni, come tutte queste cose insieme. E oltre. [L'immagine utilizzata come header è fantastica, il film a cui appartiene lo è altrettanto].

Evviva.



Non posso fare nulla

Capita che per lavoro parli con tante persone senza sapere che viso possano avere. Capita che io riesca a immaginarmi particolari che non saranno mai confermati. Secondo me i suoi capelli sono secchi come la sua voce. Secondo me usa le Birkenstock  per andare al lavoro. Forse è giovane. Forse è acida. Forse è un bell'uomo. Capita che io debba dare notizie seccanti, capita che io debba essere fredda. Capita che qualcuno mentre parlo pianga al telefono. E' accaduto più volte. Donne. Io riesco solo a dire mi dispiace e nemmeno troppo bene.
Mi irrigidisco, alzo gli occhi al cielo. Mi sento truce. Mi sento distante.
Del resto è una frase che odio ma è l'unica da dire.
L'ultima volta che è stato detto a me ho pensato che non fosse vero. E non lo era.
Le lacrime al telefono sono scomode.
Sono dolore che non si vede e non si tocca, è quel tipo di sofferenza che si omette agli occhi.

E io non mi abituo mai. Chiudo la conversazione ripetendo le stesse parole.
Mi dispiace, non po…

Di tutti i giorni

La mattina piango. Appena mi sveglio. Appena mi lavo. Appena mi trucco. Con il the nella tazza, apro Facebook e leggo un post condiviso, a sua volta condiviso e poi condiviso di nuovo, di un padre che ha perso un figlio e lo ricorda con tutto l'amore che diventa immenso amore e via dicendo.

E' così che mi cola il mascara e la matita e anche un pezzo di cuore. E' così che torno in bagno e con il cesto dei panni colorati e sporchi vicino ai piedi, mi infilo la matita nell'occhio e il mascara sopra il mascara e di nuovo sopra il mascara.

Sono questa donna qui, una matita sbavata, i capelli verso il cielo, il mio bambino biondo che mi poggia la guancia sulla spalla e mi sbava la maglietta nera, le scarpe da tennis per fare le scale e le scarpe con il tacco per il lavoro. Sono questa donna qui che a volte si chiede quanto ci voglia per riempire una stanza, un campo di calcio, un cuore senza porte né infissi, in una giornata con il sole, il vento, l'erba e tutto il rest…

Che tu sia per me il coltello - David Grossman

Se non l'avete letto, poveri voi.

Alcuni pezzi qui sotto.

"Come è possibile essere liberi senza essere crudeli? È una legge non scritta: chi vuole starmi vicino deve assumersi la responsabilità della mia anima. Perché qualunque idiota può capire come sia facile uccidermi. Uno sguardo ben mirato basterebbe. Sono convinto che da qualche parte, dentro me, c'è un punto vulnerabile che chiunque, anche uno sconosciuto, può vedere e colpire. 
Eliminarmi con una parola."

"Forse lui ha capito, molto prima di me, che non è possibile tornare indietro sani e salvi dal punto in cui siamo arrivati"
"E' stupido cercare di spiegare (e tuttavia non riesco a smettere), ma è sempre così per me. In qualche punto, molto vicino, si accumula qualcosa - o qualcuno - che implora di esplodere, soffocherà non trovando uno sfogo e, anche se non mi è assolutamente chiaro cosa - o chi - sia, capisco perfettamente il suo bisogno di erompere, sento chiaramente il suo grido soffocato.…

Cose Brevi

Dal quinto giorno dopo le nuvole, la pioggia e il vento, ho pensato che la paura fosse un'idea troppo astratta per essere realizzata. Sono forte - mi dico - però poi mi tremano le mani quando apro una confezione di Canestrini.
Non ci sono molti modi di reagire a qualcosa che non puoi toccare e io oggi mi sento monca, senza un pezzo, senza una parte che è stata vitale per molto più di quello che avrebbe dovuto.

La paura ti mangia dentro, pezzo per pezzo.
Perdo un momento alla volta.
Perdo una parola al minuto.

Oggi è presto, sono sveglia da troppo tempo. Dormo così male che non ricordo di aver dormito.
Sono sepolta dalle coperte e dal morso allo stomaco.
Di notte crollano tutte le mie certezze.
Di notte il silenzio non è mai abbastanza.
Forse succede che la notte arriva, il buio è troppo, il silenzio insufficiente, le mani tremano, tutto è più veloce e si risparmia tempo.
Come alle casse della Coop con l'aggeggio che suona, pirùpì, faccio in fretta e poi mi dimentico tutto. Il…

Chiedere troppo

Ti chiedo di aiutarmi, amica mia.

Ti chiedo di aiutarmi a lasciare da parte le risposte ai perché. Non esistono più. Non è più tempo.

Ti chiedo di aiutarmi ad andare oltre, ho già superato persino me stessa.

Ti chiedo di aiutarmi ad amare me stessa prima del superfluo.

Ti chiedo, amica mia, di farmi vedere le cose importanti, ti chiedo di fermarmi quando la tentazione di inciampare nel passato sarà forte.

Ti chiedo di dirmi la verità, come non è mai stato fatto, ti chiedo di non rispondermi con il silenzio, ti chiedo di non far mai finta di nulla, ti chiedo di risalire con me e di non lasciarmi troppo indietro.

Ti chiedo di piangere se vuoi, ti chiedo di non fare mai finta che io non esista.

Ti chiedo, amica mia, di non accettare ciò che è troppo, di non accettare ciò che è niente.

Ti chiedo di essere te stessa, di non aver paura se non serve a nulla.

Ti chiedo di credere a quello che senti e non a quello che vedi.

Amica mia.



Il ritornello (delle briciole)

Una settimana di caldo, sole e margherite.

Improvvisamente la pioggia. Il borbottio del mondo sotto i piedi. Io sono un poco più felice. Starei una vita con il palmo della mano che stride sul vetro della finestra e il naso che lascia l'impronta rotonda e perfetta.

Ho una canzone nella testa tutte le mattine. Non va più via. Ed è strano come a volte ci siano cose che vorresti eliminare ma rimangono incollate alla pelle e cose che vorresti rimassero ma evaporano come l'acqua per il the, nel bollitore.

E le briciole. Perché le si ami così tanto, non ho mai capito.

Eppure sono ciò che rimane delle persone quando se ne vanno, sono ciò che si prende in faccia, senza mai chiudere gli occhi, sono lo scricchiolio sotto i piedi. Si tengono in un pugno, non si ha mai il coraggio di aprire il palmo e lasciarle volare via. Si è ciechi a tal punto da credere che siano interi pezzi di pane, croccanti come le baguette di Parigi.

Qualcuno una volta ha detto che un dolore comincia a fare davve…

Pardonne mes lèvres

Milano Centrale. FrecciaRossa delle 10.15.

Finestrino destro, capelli incollati al vetro quasi fossero sull'asfalto.

Occhiali scuri.

- Io mi sento come fossi quella frase di Baricco.

- Ancora.

- Ma non l'ho detta.

- La so, tu ti senti così.

- Quella che dice è uno strano dolore... morire di nostalgia per qualcosa che non vivrai mai...

- A volte credo sia il tuo destino.

- Quale?

- Morire agonizzante. Ma non di una malattia o in seguito ad un incidente stradale o annegata o chissà cos'altro. Morire agonizzante di nostalgia, le lacrime che ti inondano il viso, il naso da soffiare in continuazione e quegli occhi lì, che già non sai di che colore sono, tutti rossi, grandi e piegati.

- Oddio.

- Tu adesso vuoi piangere, io lo so. Hai messo gli occhiali scuri apposta. Vuoi piangere e basta, come fanno i bambini, così, improvvisamente, senza motivo, vuoi piangere perchè la nostalgia e la mancanza ti prendono la gola, ti stritolano lo stomaco in una morsa. Avresti pianto anche ques…

Prosit

Abbottonati la giacca.

E' primavera, c'è freddo, c'è il vento, c'è il sole, ci sono le margherite là fuori.
Ho il tempo di vederlo il prato verde, l'erba fresca, i fiorellini che sbucano come fossero i rametti di un nido. La natura è strana ed io un nido vero, caduto da chissà dove, una volta l'ho visto e ci sono rimasta secca. E' un lavoro preciso, su misura, come lo sono le buche delle talpe e quelle cose a cui le mani di un uomo non arrivano.
La natura.
Da non credere.

Alla fine non importa.
Il tempo dico, non importa.
Quanto ci metti dico, non importa.

Metto le mani sugli occhi.
Il mio incubo più frequente sono gli aerei che esplodono. Li vedo decollare, si fermano un attimo in aria, poi il fragore, le fiamme nel cielo.
Eppure non ho paura.

Sistemati i capelli.

E' primavera, c'è freddo, c'è il vento, c'è il sole, ci sono le margherite là fuori.
Vado a correre stasera. Prendo la strada sterrata, come quella della canzone, come quella del m…

Qualcosa si spezza

Le persone semplici dicono cose semplici.
Ho paura. Mi manchi. Ho sbagliato. Sono felice. Ho voglia di ridere. Ho bisogno di te.

Per le persone complicate e ingombranti è più complesso.
Le frasi non hanno mai un punto. Non si va a capo. Le emozioni si ammassano. Le azioni si susseguono. La mente non è mai immobile.
Si costruiscono grandi storie e storie grandi. Non è la stessa cosa. E' tutto vero, va tutto bene, se le mani tremano è solo un momento, poi passa o forse no.
C'è un inizio e c'è una fine, c'è tutto quello che serve ad un bel racconto. Nel mezzo qualche disastro, la vita che si snoda in due binari, l'assenza, l'egoismo, il coraggio di dire, di fare, l'inutilità di lasciar scorrere come non ci fosse alternativa, l'umiltà, l'amor proprio.

Siamo arrabbiati, siamo ancora vivi.

Qualcosa si rompe, si spezza, si frantuma.

Fino in fondo, forse non lo capiremo mai.

Però si impara. Ci sono amici grandi e grandi amici. Non è la stessa cosa. Se si vu…

Il cerotto sul naso

Sulle rive dell'Adda, infossato nella radura lodigiana e nella nebbia densa, esiste un locale con i tavoli di legno, le panche e una barca che ti accoglie all'ingresso. L'atmosfera è quella rude e tetra delle reti da pesca appesa alle pareti e degli acquari con i pesci vecchi di cinquant'anni, l'odore putrido di acque torbide è quello che ti arriva da fuori, oltre le vetrate e si accentua con il caldo afoso dell'estate.

Non è mai cambiato niente.

La signora alla cassa ha sempre la stessa permanente bionda di vent'anni fa, con i riccioli grossi che cadono sotto le spalle, mi ricorda la signora Flax e mi aspetto che ad un certo punto esca da dietro il bancone con un vestito da sirena.
If you wanna be happy di Jimmy Soul diventa una colonna sonora gracchiante, i pesci muovono le branchie a ritmo di musica e i camerieri si avventano saltellando per un'ordinazione veloce e poco dietetica.

Ci incontriamo sempre qui, noi tre, ed è come se il tempo non passasse …

C'è chi muore dal ridere

Guarda il cielo. Oggi è bellissimo. Se fossi al mare, la linea nitida di confine, all'orizzonte, non avrebbe ragione di esistere.
Marzo è quasi a metà e io non so da che parte devo stare. La primavera se arriva così, fa male quanto la mancanza.

Come mi vede la gente io non ne ho idea. E' un pensiero frequente, di questi tempi e sbaglio sempre su questa cosa. Che domanda è di che colore sono i tuoi occhi? Non è una cosa bella da chiedere, come se non ci fosse definizione evidente.
Una volta ho chiesto a mia cugina Se non mi conoscessi e mi incrociassi per strada che cosa penseresti? Lei mi ha risposto Penserei che cammini benissimo, spalle alte, collo dritto. Penserei che sei fiera.
Oddio.
Qualche domanda potrebbe sorgere spontanea.
Era molti anni fa.

Poi c'è anche il discorso che ci si vede sempre meglio di quello che si è. La prova del nove sono le foto o il giudizio degli altri che non sai, che nessuno ti dice, le parole non dette, evitate. Io le odio.
Mi sembra di aver …

Boomerang

La vita a volte ti si rigira addosso come un boomerang preso nella pancia mentre la mano allungata manca la presa. Del resto il lancio perfetto prevede un vento lieve, un'impugnatura come fosse una racchetta da tennis, un lancio come fosse una palla da baseball, orizzontale, non troppo alto e non troppo basso.

Un boomerang, le prime volte, va e non torna più.

Lo si lancia come un fresbee e lo si raccoglie per terra, come se fosse a pezzi, come fosse ferito.
I campi aperti non bastano mai.
Lo si aspetta mentre il volo fluttuante è sconnesso, ondeggiante, come succede alle persone, quando barcollano e si accasciano ovunque ci si possa fermare.
Perchè ad un tratto è così che capita.
Ho raccolto i cocci, rotti, per così tanto tempo che mi sono graffiata le mani, perchè se andassi oltre e fossi a piedi nudi mi ferirei persino quelli.
E senza i piedi non si va da nessuna parte.
Nemmeno a raccogliere il boomerang.
Nemmeno a raccogliere i cocci che oggi sono i miei.

La verità è che al pr…

In Ogni Dove

Il Re di lunedì

Io me ne stavo lì e ridevo, ridevo, ridevo e immaginavo mi sa che questa foto sarebbe bellissima se fosse scattata e ridevo ancora e mi dicevo ma mica lo fa veramente. Mentre pronunciavo Se lo fai il fermo immagine immortalava un lupetto blu con i capelli bianchi e un sorriso a fianco.

E ho riso tanto anche dopo e sempre se ci penso.

Queste cose che i VIP fanno come se fossero persone normali, quando in realtà risultano sempre fuori posto, è ilare. Lui era lì, immobile, senza espressione sul volto, imperante, sulla sedia blu dello staff tecnico, come se niente lo sfiorasse, come se niente potesse scalfirlo, mentre i volti giravano come trottole e la mia bocca tratteneva una risata sguaiata.

IPhone orizzontale, un click, un selfie. Grazie. La tengo vicina per i momenti in cui non so di che ridere.

Sei del trentaquattro. Sei del cancro, come me.

Poi ci penso.

Una volta hai comprato un suo vestito e un favore è quasi diventato un matrimonio.

Una volta ho mandato un curriculum e l'uf…

Zapping

Come quando, alla fine, stai lì e guardi, quello che finisce e quello inizia, alla fine della giornata e alla fine del mondo, in generale.
Come quando non lo sai più quante cose hai fatto e quante cose farai e quante cose ancora non sono. Come quando hai paura che questo tempo di mezzo ad un tratto possa finire, in quel modo, così improvviso, di invadenza e sopravvento.
Di un addio, di un modo che tanto insapore poi non è.

Le parole, non le ho proprio più.
E mentre i miei piedi finiscono sotto l'acqua della doccia penso che qualcosa non stia andando per il verso giusto.

Quello che mi sta accadendo è qualcosa che ha a che fare con le aspettative.
Come indossare un vestito che è sempre stato perfetto e sentire uno strappo proprio lì, nel punto dove il tessuto si tira senza allargarsi a sufficienza.

Le aspettative stanno alle delusioni come il pane sta alla Nutella.
Dove la mollica si impregna di cioccolato.
E' un'alchimia perfetta.

Tutto è stretto, i vestiti sono solo l'…

Se neve dev'essere

La chiudo questa cosa, anche se sbircio con un occhio a lato e penso che il naso potrebbe rimanermi incastrato.

Il cielo vomita neve, questa mattina, e io ho la nausea senza avere lo stomaco pieno, che io tanta incoerenza, disagio e cose mai dette tutte insieme mica le ho mai viste.
E' come stare davanti allo specchio per tanto tempo, mi vedo bella, alla fine, mentre se scatto una foto nella stessa posizione e nello stesso momento appaio con un occhio in sù e uno in giù, l'espressione di un albero con le braccia spalancate e un nido al centro, nell'incavo nero, la bocca strampalata. Ho vagheggiato davanti ad uno specchio per così tanto tempo che a scattarmi una foto non ho pensato più di tanto. A quanto fanno male le illusioni nella testa. E guarda qui, mi crolla il mondo.

Come tentare di fare l'intera vasca olimpionica in apnea, rasentare il fondo con la pancia, salire piano, ad un tratto con le punte dei piedi spingermi in sù per cercare aria. Tentativo fallito. Con…

Non ce ne andremo mai

Bianca, quando il cielo è grigio, scrive così:


"[...]Si, mi manchi. E quando manchi non c'è molto da fare.
Io aspetto e non so se aspettare che passi o aspettare che arrivi l'abitudine alla mancanza.
Non faccio mai nulla, questo è certo.
Non cerco aria, non cerco altro, non voglio niente.
Aspetto che cosa, non lo so.
E' un rapporto univoco, che gestisco.
Che poi mi manchi solo tu. Capire che non ti manco, è la prima abitudine o forse è semplicemente che le persone si mancano in modi e momenti diversi.
Come le nuvole che girano con il vento, a loro modo.
Mi manchi sempre, mi manchi qui, mi manchi solo se capisco di averti perso, per una frazione di secondo, per qualche mese, mi manchi se vedo un aereo che parte, mi manchi quando non so più niente di te, mi manchi se sento freddo, mi manchi quando infilo le scarpe con il tacco, mi manchi quando le parole non arrivano mai, mi manchi quando non trovo più i miei pensieri, mi manchi se penso che, nonostante tutto, non ce n…

Blue Monday

Per esempio la tua vita gira tutto in tondo come gira il mondo, in verità, mentre la mia sta girando in un quadrato, con gli angoli perfetti, che quando ci capiti dentro senti male proprio lì, nella schiena, in basso. Ed è a scatti, come un videogioco degli anni novanta, il pacman che vuole mangiare tante palline comprese la frutta e invece, alla fine, alla fine, viene divorato dal fantasma che sbuca all'improvviso.
Scatti così e un silenzio che ormai dura da una vita che poi non è vita ma è solo qualche giorno, qualche ora e qualche istante, che sono così, sola, perché ci voglio stare, perché i momenti non si inventano, perché le cose si devono incastrare e se non si incastrano, il casino è che proprio non si può fare nulla. E fa male sentire di esserti persa, sentire che hanno lasciato ti perdessi, come si perdono le chiavi di casa almeno una volta nella vita.

E' l'amara verità. Nessuno si è accorto di nulla. Nemmeno io. La mia vita si è arrotolata su se stessa e nessuno…

Mamme Volanti

Lei ha gli occhi grandi e neri, i capelli corti le stanno bene, le ridanno la vita. Il dolore lo si trova nella pelle, nelle labbra e nelle espressioni. Si tiene strette le braccia e prega quel genere di Dio che non trova più se non guardando il cielo, alto, sopra la testa, tutte le sere, prima del sonno e la mattina quando il sole si alza senza che gli occhi si siano mai chiusi. Lei è quella donna che nonostante tutto è ancora in piedi, lei è sempre la persona con cui ridevo in spiaggia per i costumi abominevoli delle vicine di ombrellone. E' sempre lei, solo più forte, più grande, con tutta quell'esigenza di vita e di amore che non si aspettava di avere.  E' soprattutto una mamma, che ha stretto forte il suo bambino ovunque, in ogni modo e in ogni dove come a delimitare i confini con il mondo cattivo. perchè ciò che di più terribile può accadere a lei è successo.
Lei che ha guardato gli occhi immensi del suo bimbo e gli ha detto vedrai che adesso passa. Lei vegliava il …

Inizio Imperfetto

Libero duemilaquindici. Ho voglia di cose che non faccio mai. Non sono propositi, quelli mi scadono sempre, come i fermenti lattici e le zigulì.
Tipo piangere, singhiozzando, con il muco al naso e il fazzoletto pronto per essere soffiato. Quelle cose lì, che prima mi liberavano dal mal di testa. Quei gesti che, se qualcuno ti vede. crede sia successo qualcosa di irreparabile, quelle cose per cui vale la pena, quelle cose - si dice - non corrispondono all'età che sto per diventare. Sono io che raggiungo l'età e non lei che raggiunge me. E' una cosa da osservare, da tenere sotto controllo.
La mia età non mi raggiungerà  mai.

In questo stato di conformismo obbligato sbatterei la testa contro il muro, come guardarsi allo specchio o guardarsi un po' più da fuori e vedersi meglio di ciò che si è realmente. Come nuotare con la tavoletta nella corsia centrale della piscina comunale. Nessuno te lo dice che sei scemo e che dovresti spostarti in prima corsia ma tutti lo pensano.…